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Ricchezza reale e finanziaria in Italia

Di Marcello Condemi

Lo scorso 29 gennaio Banca d’Italia e Istat hanno congiuntamente pubblicato un documento sul
livello della ricchezza reale e finanziaria del Paese, dal quale emerge, a fronte di una migliore
condizione delle sole imprese non finanziarie (la cui ricchezza lorda è aumentata del 2,4% e le
passività sono diminuite del 2,6%), una flessione degli indici economico-finanziari di famiglie e
imprese finanziarie nonché una situazione finanziario-patrimoniale non proprio positiva della
pubblica amministrazione (P.A.). Emerge, in particolare, che la ricchezza netta delle famiglie, che a
fine 2022 era di €10.421 mld, si è contratta rispetto al 2021 dell’1,7% in termini nominali e del
12,5% in termini reali a causa dell’inflazione, interrompendo un trend positivo che durava da tre
anni. È sceso dall’ 8,7 all’ 8,1% anche il rapporto tra la ricchezza netta e il reddito lordo disponibile,
tornato ai livelli del 2005, e si sono contratte del 5,2% le attività finanziarie in conseguenza della
riduzione del valore di azioni e strumenti del risparmio gestito. Sono invece aumentati del 2,8%,
per via dell’incremento dei tassi d’interesse, le passività finanziarie, del 2,1% le attività non
finanziarie, a causa dell’incremento di valore delle abitazioni, e anche i depositi seppure in misura
minore rispetto alla rilevante crescita registrata nel triennio precedente. Si rileva una flessione
anche nel comparto delle società finanziarie la cui ricchezza lorda rispetto al 2021, nonostante la
riduzione del 5,7% delle passività, è diminuita del 7%, principalmente a causa della riduzione dei
depositi attivi e dei titoli. Quanto alle PP.AA. si rilevano a fine 2022, sebbene in miglioramento
rispetto al 2021, passività per €1.188 mld a causa della crescita del 4,7% delle attività [legata
all’incremento del valore sia delle opere del genio civile e degli immobili non residenziali (attività
non finanziarie) sia dei titoli (attività finanziarie)] – e della riduzione del 6,9% delle passività
(dovuta alla flessione dei prezzi di mercato dei titoli di Stato). Nell’ultimo biennio la ricchezza netta
delle PP.AA. in rapporto al PIL è aumentata, tornando in linea con i valori pre-pandemici, peraltro
ampiamente superati negli altri Paesi UE. Nel 2023 tuttavia qualcosa si muove sul piano
economico. Il PIL è aumentato dello 0,7% rispetto al 2022 (dati Istat del 30.1.2024) e a dicembre,
rispetto al mese precedente, sono aumentati gli occupati e gli inattivi. Il tasso di occupazione in
particolare è salito dello 0,1% attestandosi al 61,9% (dati Istat del 31.1.2024). Quanto precede
fotografa un’Italia che, pur provata dall’inflazione post-pandemica e da vicini focolai bellici, tenta
di risalire la china nonostante il difficile contesto internazionale, di recente arricchitosi del rischio
inflattivo conseguente allo scenario presente nel mar Rosso contrassegnato dalle aggressioni alle
navi mercantili da parte dei ribelli Houthi.

Pubblicato sul quotidiano “Il Tempo” in data 7 febbraio 2024

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