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Si è chiuso un 2023 non eccezionale per il credito erogato a famiglie ed imprese

Di Marcello Condemi

Sotto il profilo finanziario, il 2023 non può annoverarsi tra gli anni più favorevoli, dal momento che
per famiglie e imprese è risultato difficoltoso e in molti casi anche proibitivo l’accesso al credito. Le
cause di ciò sono da ricercare in particolare nel significativo incremento dei tassi di interesse
disposto dalla BCE oltre che nella accresciuta percezione del rischio in capo agli operatori sulle
prospettive economiche del Paese. Il quadro di quanto accaduto è stato riassunto in un
documento dal titolo “Domanda e (…) offerta di credito a livello territoriale” pubblicato dalla
Banca d’Italia il 28 dicembre us, contenente i risultati dell’indagine Regional bank lending survey,
condotta relativamente al primo semestre 2023 su un campione di 243 banche. Dall’indagine
emerge in particolare i) una contrazione della domanda di credito da parte delle imprese, che ha
riguardato tutti i settori, con l’eccezione dei comparti delle costruzioni e della manifattura nel
mezzogiorno, ed anche un irrigidimento dell’offerta di credito alle stesse imprese; ii) un ulteriore
indebolimento della domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie,
aggravato dal peggioramento delle condizioni applicate in termini di loan-to-value ratio, scoring
minimo per l’accesso al credito ed entità delle garanzie a sostegno dei prestiti; iii) e, infine, un
aumento delle richieste di credito per finalità di consumo. Ne è derivato, per quel che concerne le
imprese, una minore disponibilità di risorse finanziarie, con conseguente contrazione dei
finanziamenti degli investimenti e delle coperture del capitale circolante. La diminuzione delle
risorse finanziarie, per quel che riguarda le famiglie, ha invece comportato una maggiore, diffusa
difficoltà di accesso al credito, con condizioni di indebitamento divenute più restrittive soprattutto
al Centro e nel Mezzogiorno, con forti restrizioni, oltre che sul fronte dei mutui, in termini di
sostegno finanziario per ogni altra esigenza familiare, il tutto da imputare, oltre che al rialzo dei
tassi, ad un aumento dei criteri di selezione. Diverso l’impatto sul fronte degli investimenti, in cui è
stata registrata una diminuzione dei depositi bancari da parte delle famiglie, legata principalmente
agli esigui tassi sui depositi riconosciuti dagli intermediari, mentre sono aumentate ovunque,
rilevandosi un più marcato incremento nel mezzogiorno, le richieste di obbligazioni bancarie.
Sempre sul fronte degli investimenti è da segnalare infine un significativo incremento della
domanda di titoli di Stato da parte delle famiglie e anche, in conseguenza della ripresa delle
quotazioni nel mercato borsistico, delle richieste di titoli azionari, in particolare nel Nord Ovest, e
dei prodotti del risparmio gestito (quote di OICR), mentre la domanda di polizze assicurative si è
confermata in calo.

Pubblicato sul quotidiano “Il Tempo” in data 13 gennaio 2024

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